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OSSERVATORI
Elezioni in R.D. CONGO
Osservatori della società civile europea:
in solidarietà con il popolo congolese
che costruisce la democrazia e la pace. |
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3 agosto Comunicato per lista amici n. 8
Bukavu, 3 agosto 2006
Con il rientro a Bukavu, nel pomeriggio di oggi, di Roberto e Marco da Shabunda, tutte le équipes di osservatori dislocate nel Sud Kivu si sono riunite. Tutte ad eccezione di Paolo e Noemi che sono rimasti a Minembwe perché il volo promesso dalla Monuc per oggi è stato rinviato a causa maltempo. I nostri due volontari non riusciranno così ad aggregarsi al resto del gruppo in tempo utile per rientrare con i voli previsti: saliranno sucessivamente su un volo di linea a Bujumbura. Lisa ed Albino rimangono in contatto con i nostri e con i responsabili della Monuc a Bukavu e a Uvira. Oltre ai nostri osservatori, a Minembwe sono bloccati alcuni osservatori della Monuc stessa e le schede elettorali (votate) che devono essere portate nei Centres Locals de Compilation des Résultats.
Le dieci équipes impiegate nel Nord Kivu sono invece tutte rientrate a Goma e oggi si sono imbarcate sul battello per raggiungerci a Bukavu in tarda mattinata.
Nel pomeriggio di oggi si tiene la conferenza stampa conclusiva del progetto e un incontro, finalmente tutti insieme, di valutazione complessiva della missione elettorale.
Venerdì la partenza per l'Italia.
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30 luglio Comunicato per lista amici n. 7
Bukavu, 31 luglio 2006
Domenica 30 finalmente si è votato. E’ stato emozionante vedere le persone in fila ordinata e paziente dalla prima mattinata. In alcuni seggi si sono disposte dalle 4, pur di essere certe di poter accedere al voto. E nonostante le difficoltà (pensiamo ai molti analfabeti), la gran parte era preparata, sapeva come muoversi, cosa fare: forse la parte più difficoltosa era piegare le grandissime schede elettorali.
Alle 6, ma in alcune parti alle 6.15 e in qualche villaggio all’interno addirittura alle 7, si sono aperti i seggi che, come stabilito, sono stati chiusi alle 17. Nessuno tra noi avrebbe immaginato che le operazioni si sarebbero concluse nel tempo stabilito: sapendo che in ogni seggio erano iscritti mediamente tra i 500 e i 550 elettori e considerata la complessità del procedimento di voto, undici ore non ci sembravano sufficienti. Invece, raccontano i nostri osservatori, in alcuni centres de vote tutti i votanti avevano esercitato il loro diritto ben prima dell’orario di chiusura.
Dopo essere riconosciute nella lista di iscrizione al bureau de vote, le persone ricevevano la prima scheda per le elezioni presidenziali, entravano nell’isoloir (la cabina elettorale) dove apportavano la croce di preferenza (o, chi non sapeva scrivere, l’impronta digitale); quindi ricevevano la seconda scheda e ripetevano la sequenza per scegliere i candidati al parlamento. Prima di uscire, l’ultimo scrutatore faceva intingere un dito nell’inchiostro indelebile, come prova dell’avvenuta votazione.
Ecco alcune notizie inviateci per telefono dai nostri osservatori in tempo reale, cominciando dal Sud Kivu.
Dal centro di Uvira, Marta e Annachiara ci hanno fatto sapere che nei loro seggi vi era almeno una donna tra gli scrutatori, che vi si impiegava circa 5 minuti per votare e che tutto procedeva in maniera soddisfacente. Alla fine della giornata hanno visitato 11 bureaux de vote.
Anche Mamadou e Michela, nel territorio di Uvira, hanno visitato 11 bureaux. La maggior parte dei votanti era analfabeta e le operazioni si sono leggermente allungate: nell’ultimo seggio da loro visitato, chiuso regolarmente alle 17, le operazioni di voto sono continuate ancora per un’ora.
A Kamanyola da Chiara e Nicola sono stati visitati 13 bureaux, che hanno potuto contare su di un’affluenza maggiore al 90% degli aventi diritto.
Molto soddisfatti anche Andrea e Mirko a Baraka, dove hanno osservato le operazioni in 11 bureaux. Nonostante l’apertura un po’ in ritardo dei seggi, è stato rimarcato l’ordine con cui le persone aspettavano il loro turno a Shabunda. Marco e Roberto hanno visitato complessivamente 9 bureaux.
11 bureaux osservati anche da Massimo e Daniele a Burhale, nel territorio di Walungu, e nella stessa zona, a Mugogo, molto contenti per come sono andate le cose si sono detti anche Daniele, Ivana e Paolo. Tutto bene, nonostante i tempi un po’ lunghi, anche a Irambo dove Vittorio e Giampaolo hanno sottolineato: «E’ commovente vedere madri che allattano i figli mentre votano o sono in fila».
Nel territorio di Bukavu vi erano 4 équipes. A Cahi, Silvia e Loretta hanno visitato 10 bureaux de vote; altrettanti a Muhungu Maurizio e Valter, che hanno riscontrato un’affluenza del 95% degli aventi diritto. A Kadutu, Elisa e Nevio hanno calcolato un’affluenza dell’80% e hanno visitato 10 bureaux; a Chimpunda, Maria Cristina e Chiara sono state in 12 bureaux, in cui le operazioni di voto duravano un po’ di più (una decina di minuti).
Impossibile comunicare invece con Paolo e Noemi a Minembwe.
Nel Nord Kivu, a Bobandana Erica e Andrea, che hanno osservato l’andamento del voto in 12 bureaux, si sono detti impressionati dalla preparazione del personale; a Masisi, Donata e Daniele hanno visitato 8 bureaux rimarcando che già dalle 16 non c’era più fila ad attendere. A Matanda Elisabetta e Daniela, dopo aver visitato di prima mattina Kynjatsi, la zona più pericolosa a causa delle milizie di Nkunda, nel pomeriggio sono tornate a Matanda osservando complessivamente 8 bureaux, che hanno concluso le operazioni alle 16.30. A Rutshuru, Vania e Federico hanno visitato 14 bureaux, la cui chiusura è avvenuta alle 16.30 a causa di un’improvvisa pioggia torrenziale che ha visto allontanarsi le persone in fila all’aperto, soprattutto le donne con bambini.
Nyamilima è stato molto protetto; Fabiana e Michele hanno rimarcato la presenza costante della polizia e in uno degli 11 bureaux visitati anche dell’esercito. Anche chi nei giorni precedenti aveva loro detto che non si sarebbe recato a votare, in realtà lo ha fatto.
A Goma, il team formato da Maurizio, Katia e Nino hanno visitato 39 bureaux, mentre la coppia Mariangela e Patrizia, che ha osservato l’andamento in 8 bureaux con l’80% circa di affluenza, ha segnalato un episodio particolare: l’arrivo, nel pomeriggio, di un deputato infuriato che denunciava lo scambio di foto sulla scheda elettorale tra lui e un candidato del suo stesso partito. Si tratta dei candidati di Goma nn° 16 e 17 ( la scheda ha 119 deputati che concorrono per 4 posti).
A Oicha, nel territorio di Beni, Enrico e Roberta hanno visitato 12 bureaux, e la presenza molto numerosa di donne all’interno del seggio. A Beni città, Marco ed Enrico sono rimasti impressionati dall’organizzazione e dal rispetto delle procedure nei seggi (11 quelli visitati). A Butembo, Ismaele e Valentina hanno sottolineato l’ottima l’organizzazione generale, che ha permesso di terminare le operazioni alle 16. Le hanno osservate in 8 bureaux.
Quindi è cominciata la lunga notte dello spoglio….
Cinzia
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30 luglio Comunicato per lista amici n. 6
Bukavu, 30 luglio 2006
Al gruppo di coordinamento sono continuati ad arrivare gli strascichi, per la maggior parte ottimali, delle visite dei nostri osservatori ai luoghi di osservazione e dei loro incontri di venerdì scorso con le autorità locali e con i presidenti dei centres de vote.
A Baraka Mirko e Andrea si sono confrontati con tutti gli osservatori nazionali in loco, mentre a Shabunda Roberto e Marco hanno visitato l'ospedale. Nuovo momento di formazione per Loretta e Silvia a Cahi, Bukavu, e per Ismaele e Valentina a Butembo. Qui, raccontano, la campagna elettorale è stata molto allegra e si è svolta con concerti di bande musicali quasi "porta a porta".
Grande entusiasmo è presente anche nelle due équipes di Goma: Mariangela e Patrizia ci fanno sapere che non vogliono più rientrare a casa, perché tutto lì "è una meraviglia", mentre Katia, Maurizio e Nino scrivono: "Abbiamo incontrato 50 rappresentanti della parrocchia e toccato con mano le loro speranze, le loro paure. Siamo tutti congolesi!".
Sabato è stata, invece, la giornata del silenzio. Un silenzio rispettato dappertutto - ci hanno segnalato i nostri osservatori - con grande senso civico da parte della popolazione.
Marta e Annachiara, da Uvira, rimarcano che tanto era il caos nella città fino a tarda sera di venerdì 28, quanto sabato tutto appariva tranquillo. I manifesti di propaganda sono stati tutti strappati, anche quelli incollati alle macchine. Alle ore 14, il 70% dei loro bureau era pronto. Da Walungu, Ivana, Paolo e Daniele ci scrivono: "Qui SK8 tutto alla grande… siamo carichi come delle molle e… anche la popolazione! A presto e buon lavoro anche a tutti voi!".
Rimane invece logisticamente problematica la situazione di Minembwe. Paolo e Noemi sono isolatissimi e difficili risultano le comunicazioni. I centres de vote sono così lontani tra loro che pensano di riuscirne a visitare solo uno, che comprende sette bureaux. Le uniche due auto a Minembwe sono quelle a disposizione della CEI e della Monuc, e l'équipe non è certa di poter essere accompagnata. I nostri sono stati presentati alla polizia locale, perchè si ritiene che la loro presenza possa servire a evitare le tensioni presenti tra i Bagnamulenghe: qui, comunque, la campagna elettorale non è stata accesa, il coinvolgimento popolare è minore e si attende un basso numero di votanti.
Dal Nord Kivu, anch'esso toccato dal silenzio elettorale in maniera quasi capillare, arrivano altre notizie. A Goma, si osserva l'erroneo arrivo di schede elettorali destinate a Beni/Butembo, suscitando un po' di preoccupazione nei seggi perché si presuppone che schede destinate a Goma siano state spedite nelle altre due città. L'altro team di osservatori presenti in città (NK25) rimarcano invece le tensioni nate tra i membri dei seggi elettorali, che non ricevono compenso, acqua e cibo da una settimana e minacciano d scioperare, con il rischio di far saltare le elezioni se la situazione persiste. Così un gruppo di militari, poliziotti e addetti della Monuc (per un totale di circa 60 persone) si sono recati nei vari seggi, accompagnando l'addetta alla sicurezza della CEI, per tranquillizzare i membri.
A Masisi Daniele e Donata sono stati informati che il presidente della CEI locale è stato minacciato di morte, chiedendo di essere sostituito, ma da Kinshasa è arrivato parere sfavorevole, poiché non è stato trovato un sostituto. Questo crea un po' di preoccupazione…
Davanti alla CEI di Rutshuru è stata rilevata una lunga fila di persone che richiedevano il duplicato della tessera elettorale, o perchè persa o perchè rubata da ribelli nei villaggi. La CEI è riuscita a duplicare solo 700 schede, mentre i richiedenti erano 3000: questo preoccupa Federico Vania che temono che domani si creino disordini, visto il gran numero di persone impossibilitate a votare. Ma - ci confermano - la sicurezza a Rutshuru ora è buona.
Episodio spiacevole, invece, per la troupe RAI che viaggia con noi e che era stata nei giorni scorsi a visitare Matanda. L'autista che doveva prelevarli a Goma, infatti, si è presentato all'appuntamento con 30 minuti di ritardo: per riparare, non si è fermato a un blocco di militari che hanno rincorso e fermato la macchina. L'autista è stato malmenato e portato in carcere, mentre i giornalisti sono stati accompagnati dai militari stessi al battello.
C.A.
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29 luglio Comunicato per lista amici n. 5
Bukavu, 29 luglio 2006
Giornata abbastanza tranquilla, ieri 28 luglio, per le nostre coppie di osservatori. A parte qualche - fortunatamente - breve défaillance che sta colpendo alcune persone a Bukavu (febbre, problemi intestinali) e che costringe a limitare il lavoro, nelle altre località di osservazione tutto prosegue con entusiasmo e tranquillità.
Per le nostre équipes si susseguono gli incontri con le comunità locali e le autorità: il team di Masisi ha svolto un grande lavoro, senza incontrare difficoltà o imprevisti. Dopo aver visitato tutti i centres de vote e concluso il programma proposto, è seguita una visita all'ospedale in cui molti malati hanno loro espresso il desiderio di votare. Oggi (30 luglio) Daniele e Donata parleranno con il presidente del centre de vote per capire come risolvere la questione. Parlando con la gente, hanno inoltre riscontrato che sia vi qualche tensione e paura, ma concentrata soprattutto sul dopo-voto. Nella zona sono presenti persone armate, senza divisa, che però tengono un atteggiamento discreto.
Sulle problematiche rimaste aperte dai giorni precedenti, gli osservatori di Nyamilima, informatisi sul cambio improvviso dei membri del seggio di Nyakahanga (ora solo membri della comunità ruandofona e non di differenti etnie), hanno ricevuto la motivazione che la rimozione dei membri precedenti era dovuta, in quanto appartenenti a partiti politici.
Un po' di tensioni hanno invece caratterizzato la giornata dei gruppi di Matanda e Rutshuru. Le osservatrici a Matanda hanno saputo che in una delle località in cui avrebbero dovuto andare (Mema) c'è un forte dissenso con il parroco che le ospita e l'autista si rifiuta d accompagnarle fino a lì. Daniela ed Elisabetta hanno quindi deciso di rimanere comunque a Matanda, senza recarsi a Mema e l'autista ha acconsentito a continuare ad accompagnarle.
Il team di Rutshuru, dopo aver avvisato che si sarebbero recati a Kiwandja, una cité vicina, hanno quindi telefonato: "State tranquilli, noi stiamo bene. Stanotte c'è stato un attacco a Kiwangja. Ci sono stati due o tre morti. La popolazione si è ribellata, ha costruito barricate e acceso fuochi. Noi siamo alla Monuc e adesso loro ci riaccompagnano a Rutshuru. Noi stiamo bene". La situazione si è poi calmata e Federico e Vania, tornati a Kiwandja nel pomeriggio, hanno visitato tutti i seggi.
Oggi 29 luglio i seggi verranno aperti alle ore 16, e i nostri osservatori nel pomeriggio li visiteranno, osservandone l'allestimento. Conosceranno quindi i membri delle varie sezioni che dormiranno nel seggio per essere già pronti domani mattina all'apertura (ore 6), oltre che per ragioni di sicurezza.
Cinzia
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28 luglio Comunicato per lista amici n. 4
Bukavu, 28 luglio 2006
"Un saluto a tutto il coordinamento! Qui procede tutto più che bene. Stamani visite varie alle autorità di Walungu e alla Monuc. Nel pomeriggio abbiamo girato i centres de vote assegnatici presentandoci e partecipando, su loro caldo invito, a una simulazione a nostro parere molto ben riuscita. Continuiamo entusiasti. Max e Dan".
Questo è il contenuto di uno degli sms arrivati al gruppo di coordinamento di Bukavu da parte di una coppia di osservatori, ma rende l'idea dell'atmosfera e della carica positiva che anima il gruppo. Un gruppo in cui si respira sempre più lo spirito "di corpo": basti pensare che, al momento della ricongiunzione a Bukavu dei 13 osservatori partiti con gli aerei civili, la voglia di ritrovarsi e la cordialità reciproca hanno dato l'impressione che non ci si vedesse da anni. E la commozione non è mancata nel momento del saluto per la partenza verso i differenti luoghi di osservazione.
I nostri osservatori si stanno evidenziando un po' ovunque: lì dove è possibile, scelgono di visitare i villaggi e le città a piedi, piuttosto che utilizzando grossi fuoristrada o pulmini che non favoriscono il contatto con la gente. Tra loro comunicano per messaggi e telefonate con i cellulari invece che con telefoni satellitari. E di queste caratteristiche la popolazione si accorge.
"Sono molto contento per il lavoro che state realizzando per il nostro paese, e vorrei segnalarvi che il gruppo che si trova a Butembo è molto gentile nei nostri confronti. Li ho invitati a pranzo da mia sorella per far loro conoscere la mia famiglia; vuole essere un ringraziamento per quello che fate per noi. Noi vogliamo la pace, perché senza pace non c'è sviluppo, senza pace non c'è formazione-educazione e con la pace noi possiamo lavorare per lo sviluppo integrale dell'uomo". Ecco alcune significative righe inviate al coordinamento dall'abbé Robert Masinda, che sta accogliendo a Butembo una nostra équipe.
Intanto ieri, 27 luglio, tutti i team di osservatori hanno contattato le autorità locali e visitato i bureaux e i centres de vote. Nel Sud Kivu, le tre coppie dislocate per il territorio di Uvira hanno incontrato qualche difficoltà per raggiungere i luoghi di destinazione, che si sono risolte in giornata; ancora fermi ad Uvira gli osservatori destinati a Minembwe (che ne hanno approfittato per seguire un interessante incontro con un antropologo canadese della Monuc sulla specifica situazione che incontreranno); ma sono partiti questa mattina (28 luglio) per la loro località.
Anche le coppie che si trovano nel Nord Kivu ieri hanno preso visione del territorio di loro competenza. A Rutshuru e Nyamilima siamo nel territorio più problematico, a un passo dal Rwanda, con la presenza di ruandesi e di militari non ancora integrati nell'esercito. Tutto prosegue al meglio, mentre cominciano ad essere segnalati ai nostri osservatori alcuni casi specifici. A Nyamilima, per esempio, un territorio in cui vivono una parte di una delle tribù più numerose del Congo (i Nande) e comunità ruandofone, è stato indicato da una donna nande, che per paura negli ultimi giorni si è rifugiata nella foresta, che nel villaggio di Nyakahanga, i membri del centre de vote prima di etnie miste ora sono solo ruandofoni. La sua precedente segnalazione a Rutshuru ha avuto come risposta la conferma che non c'erano state irregolarità; quindi la donna ha pensato di rivolgersi ai nostri osservatori internazionali che domani, 28 luglio, faranno una visita al villaggio.
La situazione più confusa è forse quella di Matanda, anche se le nostre osservatrici, con cui siamo in continuo collegamento, mandano messaggi rassicuranti. Ecco il loro sms: "Siamo tranquille. Stamani è venuta la Monuc di Masisi a trovarci. Siamo in attesa della salma di un membro RCD ucciso a Kabiba. Devono celebrare il funerale e seppellirlo ici. Saluti da Matanda". Domani le ragazze saranno raggiunte da Paolo Volta, del gruppo di coordinamento di Goma, e dalla troupe RAI che ci sta accompagnando.
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27 luglio Comunicato per lista amici n. 3
Bukavu, 27 luglio 2006
Dopo questi primi giorni di assestamento, cerchiamo di fare il punto della situazione. Non è facile in questo susseguirsi di azioni, emozioni, desideri e necessità. Il tutto calato nella realtà africana (che fa sempre il suo bell'effetto) e in un presente storico insieme unico e determinante.
Eccovi la cronaca di ieri, 26 luglio, in ritardo per via dei problemi tecnici dovuti alla mancanza di corrente: qualche giorno fa, un temporale ha danneggiato i cavi elettrici, che sono stati subito riparati ma - in quanto nuovi - anche subito rubati.
Le coppie di osservatori partiti da Bukavu hanno raggiunto la loro destinazione finale e alcune hanno già preso possesso del luogo, visitando i seggi elettorali e incontrando le autorità del luogo.
Il gruppo dislocato nel Nord Kivu è giunto compatto a Goma, dove ha avuto un lungo ed approfondito briefing sulla sicurezza con Fritz Krebs e gli altri responsabili della Monuc locale: l'organizzazione si è rivelata impeccabile e tutti si sono tranquillizzati riguardo alle preoccupazioni espresse nei giorni precedenti.
In particolare, Erica Ceccarelli e Andrea Rossi sono arrivati a Bobamdana senza problemi; lo stesso vale per Daniele Barbieri e Donata Frigerio, giunti a Masisi; Elisabetta D'Agostino e Daniela Marassi si trovano invece a Matanda, dove la situazione è molto tesa e delicata (loro stanno bene). Federico Dessì e Vania Anguelova sono giunti a Rutshuru, dove sono alloggiati insieme ad altri osservatori. Fabiana Bruschi e Michele Telaro, pur essendo arrivati in ritardo per una foratura, hanno trovato ad attenderli a Nyamilima la scorta del battaglione indiano, che ha un campo proprio dietro la parrocchia dove sono alloggiati; hanno incontrato le autorità e visitato alcuni centres de vote.
Il gruppo diretto a Beni con l'elicottero è arrivato con un ritardo di due ore e mezza, poi da lì le coppie si sono distribuite per raggiungere le mete finali: Enrico Falda e Roberta Magliano a Oicha; Ismaele Ridolfi e Valentina Favero a Butembo, dove chi li ha accolti insisteva sul fatto che non fosse opportuno per loro girare in autobus o macchine congolesi e riteneva opportuno l'uso di una macchina di rappresentanza, che non corrisponde al nostro stile. Patrizia Damiano e Mariangela Zecchini sono rimaste a Beni, loro destinazione finale, dove sono restati anche Enrico Pili e Marco Bianchin, che proseguivano oggi per Butembo.
Gli osservatori che si trovano nel Sud Kivu, invece, sono così distribuiti. Tre coppie sono partite su una stessa macchina in direzione di Uvira: Chiara Maggio e Nicola Pin (destinazione finale Kamanjola), Mamadou Sene e Michela Coss (destinazione Luvungi) e Marta Clementi e Annachiara La greca (che resteranno a Uvira). I sei sono stati raggiunti da altre due coppie, Paolo Pennati con Noemi Dalmonte e Mirko Costa con Andrea Bigarella, che hanno fatto il viaggio fino a Uvira insieme a Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana, e il suo fotografo. Nel pomeriggio le cinque coppie hanno avuto un incontro con Alessandra Trabattoni della Monuc e poi hanno dormito tutti a Uvira, in attesa di raggiungere le proprie destinazioni finali.
Marco Pasini e Roberto Orlando, diretti a Shabunda, hanno avuto dei disguidi, poiché la macchina della Monuc non li ha accompagnati e hanno dovuto prendere un pullman e poi l'aereo per arrivare a destinazione.
Daniele Danese e Massimo Lambertini sono arrivati bene a Walungu; Daniele Allara e Paolo Finozzi a Mugogo, dove hanno incontrato i rappresentanti locali della CEI e la société civile. Gianpaolo Bertagia e Vittorio Arrigoni sono giunti a Kalehe, ma hanno trovato la parrocchia chiusa, poiché il parroco che li ospita si trova a Bukavu; hanno avuto un incontro con la comunità, guidati da padre Pierre, un altro sacerdote.
Tutte le altre coppie restano a Bukavu e sono dislocate nei vari quartieri della città, dove alloggiano. Amelia Da Silvia Metazama e Loretta Manzato a Cahi; Elisa Maracani e Nevio Mini a Kadutu; Mariacristina Armellin e Chiara Donadelli a Chimpunda; mentre Valter Lazzari e Maurizio D'Este si trovano nel quartiere di Muhungu fin dal loro arrivo a Bukavu.
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26 luglio Comunicato per lista amici n. 2
Bukavu, 26 luglio 2006
Sono partiti questa mattina per le loro destinazioni anche gli osservatori dislocati nelle diverse località del Sud Kivu: la maggior parte di essi (le coppie destinate a Irambo, Walungu, Shabunda, Butembo/Beni), per strada o con aereoveicoli messi a disposizione dalla Monuc, hanno raggiunto le loro sedi in tarda mattinata. Sono attesi nel pomeriggio gli osservatori impiegati nei seggi del territorio di Uvira. Aperta invece è ancora la posizione degli osservatori di Minembwe, in quanto all'ultimo momento è stato negato l'aereo promesso dalla Monuc: si fermeranno a Uvira, in attesa degli sviluppi della situazione.
Nella città di Bukavu sono rimaste quattro coppie di osservatori, distribuite in diversi quartieri a coprire il grande territorio urbano; il gruppo di coordinamento del progetto, con don Albino Bizzotto, Lisa Clark, due responsabili dell'organizzazione e tre addette stampa; alcuni rappresentanti delle istituzioni italiane. Accompagnati da Eugenio Melandri, presidente di "Chiama l'Africa", si sono infatti fermati con noi Emilio Lonati, rappresentante sindacale della Fim-Cisl, e Luciano Minghini, presidente del consiglio comunale di Forlì, uno dei comuni italiani che ha aderito al progetto.
Anche oggi a Bukavu non sono mancati gli incontri con rappresentanti del mondo dell'informazione e della società civile, per riuscire a delineare il quadro, il più completo possibile, su come la popolazione congolese sta vivendo e si sta preparando a questo passaggio epocale.
Si sono detti sicuri della vittoria di Kabila, forse al primo turno, i giornalisti di Radio Mandeleo, segnalando come causa della mancanza di grandi rivali la poca conoscenza nelle province di alcuni dei candidati in lizza, e la paura che alcuni degli stessi candidati, nei territori in cui hanno portato la guerra, ancora suscitano tra gli abitanti.
"Il processo elettorale non risolverà i nostri problemi, ma può essere l'inizio della loro risoluzione" ci hanno spiegato alcuni esponenti della società civile del Sud Kivu, un insieme di associazioni e ong locali (più di 1500) dai più vari interessi, che nel periodo della guerra si è rivelato presenza fondamentale per porre limiti alle violenze. "Ringraziamo gli italiani per esserci stati vicini in momenti difficili e per esserlo tuttora" ci hanno poi salutato, dopo averci illustrato le centinaia di incontri svolti tra la popolazione per insegnare come votare correttamente, l'importanza del voto e di una scelta consapevole.
Tra i numerosi comizi e manifestazioni che si svolgono quotidianamente in città, significativo questa mattina quello svolto nello stadio di Kadutu, dove alcune centinaia di donne, giunte in corteo da differenti quartieri, si sono riunite per conoscere le rappresentanti femminili al governo.
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25 luglio Comunicato per lista amici n. 1
Bukavu, 25 luglio 2006
E' cresciuto il piccolo ulivo portato dall'Italia 5 anni fa in occasione del SIPA, il Simposio internazionale per la pace in Africa, e simbolicamente piantato nell'episcopio di Bukavu.
Allora, febbraio-marzo 2001, periodo di piena guerra, i 300 volontari partiti con Beati i costruttori di pace e giunti nella Repubblica Democratica del Congo per testimoniare la vicinanza dell'Italia e dell'Europa in un momento drammatico della storia del continente africano, non riuscirono a svolgere l'incontro nella città congolese, e il Simposio fu spostato a Butembo.
A distanza di cinque anni come associazione siamo tornati con il mandato istituzionale di osservatori internazionali, in occasione delle prime elezioni presidenziali democratiche e libere dopo trent'anni di guerra e dieci di transizione, con sessantuno volontari, dai 23 ai 67 anni, provenienti da tutta Italia.
Il primo gruppo di 48 persone, partito dall'aeroporto militare di Ciampino a Roma domenica 23 luglio con un aereo di stato, è stato accompagnato dal viceministro agli Esteri Patrizia Sentinelli sino a Kigali, in Rwanda, quindi ha proseguito per Bukavu con dei pullman messi a disposizione dalla Monuc, la missione delle Nazioni Unite in Congo.
Altri 13 osservatori, partiti da Milano e da Venezia con voli civili il giorno precedente, sono giunti a Entebbe in Uganda e si sono fermati a Kampala una giornata, visitando due progetti di un'associazione italiana, rispettivamente dedicati al microcredito e al recupero di bambini di strada. Quindi sono giunti a Bukavu a bordo di aerei della Monuc.
Riuniti nella città congolese la sera di lunedì 24 luglio e in attesa di partire per le diverse postazioni di osservazione (più di venti, in diverse parti del Nord e del Sud Kivu, nella zona orientale del paese) abbiamo trovato ad accoglierci una popolazione ben disposta, che ci ferma per strada, ringraziandoci la nostra presenza e vicinanza in questo momento storico per loro così importante.
Tanti gli incontri già realizzati: dalle autorità locali, come il governatore della provincia di Bukavu, alle altre missioni di osservazioni presenti nel territorio (la delegazione sudafricana tra tutte), agli incaricati civili e militari della Monuc per briefing sulla sicurezza. Senza contare i diversi momenti di approfondimento e confronto tra noi: intenso quello svoltosi ieri sera per decidere come presentarci nei seggi elettorali per garantire la nostra neutralità e imparzialità, senza nascondere la nostra identità. Da qualche settimana, infatti, il presidente uscente Joseph Kabila utilizza come slogan della propria campagna elettorale l'espressione "L'artisan de la paix", chiaramente mutuata dalla traduzione in francese del nostro nome "Hereux les artisans de paix". Ovunque, per le strade di Bukavu, si incontrano manifesti o immagini stampate sui vestiti con questo slogan che diventava, per noi, pesante da mantenere. Abbiamo così deciso di nascondere la traduzione in francese del nome, lasciando inalterata quella italiana e di presentarci a voce come "Beati i costruttori di pace", eventualmente tradcendo in un secondo momento in francese.
Dopo essere stati accreditati dalla Monuc, questa mattina gli osservatori diretti nelle località del Nord Kivu si sono imbarcati sul battello che attraversa il lago su cui si affaccia la città, diretti alla volta di Goma, sulla sponda settentrionale del bacino lacustre. Di là, a coppie, proseguiranno in macchina o in elicottero per le loro destinazioni. Domani la partenza delle coppie dislocate nel Sud Kivu.
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4 agosto Comunicato per la stampa n. 10
Bukavu, 4 agosto 2006
Giornata conclusiva ieri, per la missione di osservazione elettorale della società civile italiana in Congo, organizzata da Beati i costruttori di pace e Chiama l’Africa. Erano giunti ieri a Bukavu anche i 21 volontari che erano dislocati nel Nord Kivu e che nei giorni scorsi erano confluiti a Goma. Le ultime due persone, l’équipe che si trova a Minembwe (zona impervia raggiungibile solo per via aerea) e che era bloccata in attesa di un elicottero della Monuc, che ieri non ha potuto decollare a causa del maltempo, dovrà rientrare in Italia in modo indipendente, con un volo di linea da Bujumbura.
Tutto il gruppo è partito infatti stamattina, chi alla volta di Entebbe (Uganda) per rientrare con un volo di linea e chi alla volta di Kigali (Rwanda) dove ad attenderli ci sarà l’aereo messo a disposizione dal Ministero degli Esteri, come all’andata. Arriveranno a Ciampino stasera verso le 23.
Ieri pomeriggio si è tenuta la conferenza stampa finale, alla presenza delle autorità e della stampa locale.
L’abbé Justin Nkunzi, responsabile degli osservatori elettorali nazionali del Sud Kivu, che in queste settimane ha fattivamente collaborato con il coordinamento della missione, ha ringraziato gli osservatori della società civile italiana per il lavoro svolto: «È la prima volta che si organizza un viaggio in Africa con questo scopo. Sappiamo che siete venuti come volontari, pagandovi le spese, perché credete nel valore della pace e della democrazia. E domenica il popolo sofferente si è espresso: sappiamo che il voto non è la soluzione a tutti i problemi, ma dà legittimità e speranza. Diciamo grazie al vostro Governo, alle vostre famiglie e a tutti coloro che si battono perché pace e democrazia regnino nel mondo intero».
Lisa Clark, coordinatrice della missione italiana, a sua volta ha ringraziato il popolo congolese dell’accoglienza ricevuta e ha donato a tutte le autorità presenti una copia del rapporto preliminare della missione di osservazione elettorale, insieme a una bandiera della pace.
Don Albino Bizzotto, presidente di Beati i costruttori di pace, ha poi tenuto una relazione conclusiva sulla missione: «Esprimiamo la nostra gioia per aver partecipato a questo momento storico per il Congo e per l’Africa. Siamo rimasti impressionati dalla quantità e dalla qualità della partecipazione del popolo congolese al voto, con dignità e pazienza. Si è trattato della celebrazione di una festa, con la solennità quasi di un rito e la maturità politica dimostrata dal popolo. Sarà difficile per noi – ha aggiunto – convincere l’opinione pubblica in Europa che davvero si è trattato di un voto libero, espressione della volontà popolare: sarà nostro compito promuovere un’informazione più rispettosa, così come fare lobbing presso le autorità europee affinché non si tratti di Africa solo per l’aiuto allo sviluppo, ma acquisti dignità politica a tutti gli effetti». Don Bizzotto ha proseguito riconoscendo l’opera indefessa delle migliaia di congolesi che nei mesi scorsi hanno lavorato per rendere possibile il voto e per informare la popolazione su come votare.
«Sappiamo che il Congo è un Paese estremamente ricco, per i minerali e le risorse naturali – ha affermato con forza Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di Chiama l’Africa - ma dopo il voto, sappiamo che la vera ricchezza del Congo è il suo popolo. Siete un popolo fiero, che crede nella pace ed è pronto a guadagnarla. Domani partiamo con una convinzione: il popolo congolese è pronto per diventare il centro di un grande movimento di pace per tutta l’Africa».
Anche il capo della divisione Monuc di Bukavu, Alpha Sow, ha porto agli italiani il “ringraziamento caloroso” di Swing per il lavoro svolto e ha aggiunto: «La MONUC è fiera di aver accompagnato il popolo congolese in questo passaggio storico. Oggi tutti gli osservatori nazionali e internazionali hanno testimoniato, con rara unanimità, la correttezza generale del voto. Il processo è appena iniziato ed è fragile – ha aggiunto, rivolto agli italiani –, per questo vi chiedo di continuare il lavoro che avete iniziato. La Comunità Internazionale sappia, anche attraverso di voi, che questo voto è legittimo».
Il governatore del Sud Kivu, Déogratias Buhamba-Hamba, si è scusato per il ritardo, dovuto all’incidente aereo verificatosi ieri a 35 km da Bukavu: un antonov carico di minerali ma con anche alcuni passeggeri è caduto alle 14 e non ci sono sopravvissuti.
Dopo un attimo di silenzio, ha proseguito: «Siete venuti e avete visto. Avete visto quanto il popolo domanda di essere liberato dai politici che comandano senza mandato, che vogliono essere serviti anziché servire. Vi chiediamo di farvi ambasciatori del popolo congolese presso la Comunità Internazionale, innanzitutto per ringraziarla, perché senza il loro supporto le elezioni non sarebbero state possibili; in secondo luogo, perché tutti sappiano che la nostra scelta è stata libera. Il popolo chiede che la sua scelta sia rispettata».
Giusy Baioni
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3 agosto Comunicato per la stampa n. 9
Bukavu, mattina del 3 agosto 2006
Dopo aver assolto il loro compito nelle varie zone in cui erano dislocati, gli osservatori elettorali della missione di Beati i costruttori di pace stanno giungendo a Bukavu, dove oggi alle 15 si tiene una conferenza stampa conclusiva, per salutare la città e le autorità.
Tutti gli osservatori distribuiti nel Nord Kivu sono confluiti a Goma, da dove stamattina sono salpati alla volta di Bukavu, attraversando il lago Kivu. Oggi è giunta anche l'équipe da Shabunda, in elicottero con un volo MONUC.
Qualche difficoltà invece per il rientro dell'équipe che si trova a Minembwe, zona montuosa raggiungibile solo tramite elicottero. Il rientro, gestito dalla sezione MONUC di Uvira ha subito degli slittamenti, l'ultimo dei quali dovuto al maltempo che imperversa nella zona. I due volontari non riusciranno così ad aggregarsi in tempo al resto del gruppo di osservatori e rinetreranno in Italia autonomamente nei prossimi giorni, via Bujumbura (Burundi).
Con l'équipe, sono rimasti momentaneamente bloccati a Minembwe anche altri osservatori della stessa MONUC e soprattutto i plichi sigillati dei bulletins de vote, che attendevano di essere trasportati al loro centre local de compilation des résultats (CLCR) che si trova a Uvira.
Il gruppo di osservatori italiani lascerà invece il Congo domani 4 agosto, chi con il volo messo a disposizione dal governo italiano da Kigali (Rwanda) e chi con aereo di linea da Entebbe (Uganda).
Giusy Baioni
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31 luglio Comunicato per la stampa n. 8
Bukavu, 1 agosto 2006
Giorno di elaborazione dei dati raccolti, oggi a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, per gli osservatori elettorali della società civile italiana. Le équipes stanno rientrando dai luoghi in cui si trovavano e con loro arrivano i racconti dettagliati su ciò che hanno visto. Intanto, il coordinamento della missione ha steso la dichiarazione preliminare sul proprio lavoro: su 279 bureaux de vote, distribuiti sui territori di 8 bureaux de liaison, i rilevamenti sono stati nel complesso soddisfacenti.
«L’affluenza alle urne – si legge nella dichiarazione – è stata massiccia fin dalle prime ore del mattino, con lunghe code anche molto prima dell’apertura dei seggi, molto ben coordinate e gestite dalle forze dell’ordine. Tutti gli Osservatori della nostra Missione sono stati impressionati e ammirati dalla quantità e qualità di partecipazione. Gli elettori avevano chiara la coscienza di compiere un gesto importante e lo hanno fatto con dignità grande, pazienza e compostezza che hanno permesso di procedere nelle operazioni di voto con una velocità superiore alle previsioni. E questo è ulteriore prova dell’efficacia delle campagne di educazione civica. La grande maggioranza dei votanti non ha dovuto chiedere assistenza: sapevano già cosa dovevano fare. Il risultato ottenuto con questa partecipazione popolare ha fatto giustizia in qualche modo di tutti i messaggi contraddittori, anche di autorità politiche e religiose, e di tutti i tentativi messi in atto fino all’ultimo per scoraggiare i cittadini dal voto. Le uniche irregolarità riscontrate riguardano la segretezza del voto, e quasi esclusivamente nei casi di votanti analfabeti. Secondo la procedura avrebbero dovuto entrare da soli in cabina. In molti casi sono stati accompagnati. È parere comune degli Osservatori della nostra Missione che, salvo rarissime eccezioni, questa scelta sia stata dettata non da volontà di frode, ma dalla necessità di risolvere casi contingenti e facilitare le operazioni di voto».
«Questo rapporto viene stilato mentre è in corso, per ora con regolarità, le operazioni di trasferimento dei plichi sigillati dai centres de vote ai CLCR. Il senso di soddisfazione e di unicità dell’evento, che si è espresso come un festa in queste due province del Kivu, probabilmente è stato maggiore che altrove perché maggiore è stata la sofferenza e il travaglio a causa della guerra. Le testimonianze ricevute da osservatori professionali, con lunga esperienza in altri Paesi, raccontano di non aver mai sperimentato nella loro vita qualcosa di simile, di così corretto e riuscito».
Nella giornata di oggi, i plichi sigillati hanno continuato ad affluire ai CLCR, i centres locals de compilation des rèsultats, invadendone gli uffici. Il lavoro di aggregazione dei dati procede a buon ritmo, ma richiederà ancora qualche giorno prima di essere ultimato.
Intanto, ieri sera a Bukavu si è spontaneamente e lungamente festeggiato per le strade per la “vittoria di Kabila”. La gente qui è convinta che Joseph Kabila passerà al primo turno e già lo acclama. Non è difficile capirlo, in questa parte del Paese, dove il Presidente uscente ha ottenuto un plebiscito. Il consenso attorno a Joseph Kabila è dovuto agli anni di guerra e alle terribili sofferenze sopportate, a cui – secondo la percezione della popolazione – egli ha posto fine accettando il dialogo che ha portato agli accordi di pace. Si sentono inoltre rappresentati perché Kabila parla kiswahili, la lingua dell’est del Paese, mentre Bemba – che dalle prime notizie avrebbe ottenuto molti voti a Kinshasa e un plebiscito nella sua regione d’origine, l’Equateur – è preferito all’ovest anche perché parla lingala, la lingua della capitale.
«È importante capire queste motivazioni – commenta Lisa Clark, di Beati i costruttori di pace – perché la proclamazione dei risultati sarà un momento molto delicato: la legittimità del voto va salvaguardata nei confronti di quanti, vedendosi perdenti, inizieranno a parlare di brogli. Anche all’estero è importante che si capisca il risultato elettorale, qualunque esso sia, come libera espressione della volontà popolare».
Ci sono già dichiarazioni di candidati che denunciano brogli generalizzati nel Paese. Da questo punto di vista potrà essere preziosa per tutti la testimonianza dei 1350 osservatori internazionali, che all’unanimità riconoscono la correttezza e la regolarità della giornata elettorale.
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31 luglio Comunicato per la stampa n. 7
Bukavu, 31 luglio 2006
Il giorno dopo lo storico voto, la Repubblica Democratica del Congo respira e si gode la buona riuscita della giornata di ieri. Fin dall'alba di ieri, lunghe e ordinate code di gente al bureau de vote, in attesa del proprio turno per votare. Già dalle 4 di mattina, alcuni congolesi erano in fila in attesa che alle 6 aprissero i seggi. È stato per questo che le operazioni di voto si sono svolte quasi ovunque entro i tempi previsti: alle 17, ora decisa per la chiusura dei centres de vote, le code erano smaltite. Addirittura - segnalano alcuni degli osservatori della società civile italiana - qualche seggio ha potuto chiudere prima del previsto perché era già stato raggiunto il 100% dei votanti. Gli unici limitati ritardi si sono avuti nelle zone rurali, dove l'alta percentuale di analfabeti ha rallentato le procedure di voto.
Gli osservatori italiani hanno trascorso la notte nei bureau de vote, seguendo le operazioni di spoglio. Nella maggior parte dei casi si è svolto tutto correttamente. Sono stati segnalati alcuni episodi curiosi, come le difficoltà di effettuare lo spoglio notturno nelle tante zone in cui non c'è corrente elettrica: il kit elettorale aveva in dotazione una lampada, che però non faceva abbastanza luce e aveva una durata troppo limitata e dunque ci si è arrangiati con l'uso di candele. Qualche lamentela in alcuni centri da parte dei poliziotti che hanno vigilato sulle operazioni di voto, perché non avevano ancora ricevuto la paga promessa, e da parte degli scrutatori, rimasti senza cibo tutto il giorno. Ma per il resto, nessuna grossa irregolarità.
"È stata la manifestazione della dignità di un popolo - commenta Lisa Clark, di Beati i costruttori di pace - commovente e straordinaria. Avevamo mille dubbi sulla possibilità di svolgere le operazioni di voto in sole 11 ore, con regole complicate come quelle adottate, ma i congolesi ci hanno stupito". Alcuni osservatori internazionali con una lunga esperienza nel settore hanno confermato questa impressione, dicendo di non aver mai visto nulla di così corretto e riuscito.
"È stato un esempio per il mondo - commenta entusiasta Eugenio Melandri, ex parlamentare europeo e coordinatore nazionale dell'associazione Chiama l'Africa -, se si pensa che fino a due anni fa il Congo non aveva nemmeno un'anagrafe".
Giusy Baioni
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30 luglio Comunicato per la stampa n. 6
Bukavu, 30 luglio 2006
Giornata storica, oggi, per la Repubblica Democratica del Congo. Per la prima volta dopo 46 anni il Paese si reca alle urne per eleggere presidente e parlamento con elezioni libere e multipartitiche.
Qui nell'est del Congo, tutto si sta svolgendo in maniera esemplare. Dalle 6 di questa mattina i centres de vote sono aperti, ma già dalle quattro qualcuno si è messo in fila per votare. Le attese sono state lunghe e ordinate, davanti a ogni bureau de vote. All'interno, si è seguita diligentemente la complicata procedura, che la gente quasi sempre ha dimostrato di conoscere bene: prima l'identificazione e la verifica che il votante sia effettivamente registrato e non abbia già votato (l'inchiostro indelebile viola marca il pollice sinistro di chi ha già esercitato il suo diritto), poi si riceve la prima scheda, quella per scegliere il Presidente della Repubblica fra trentatrè candidati. Riposta la scheda nella prima urna, se ne riceve una seconda, ben più grande, su cui scegliere il proprio candidato al parlamento. Si vota e si depone la seconda scheda in un'altra urna. Assistono al voto i rappresentanti di partito e gli osservatori nazionali e internazionali. Di tanto in tanto, nella cabina (un parallelepipedo di cartone preformato, di due metri per sessanta cm) entrano in due. Nulla di strano, la legge lo prevede: è la procedura per il voto degli analfabeti, che possono avvalersi del supporto di una persona da loro scelta.
A mezzogiorno, nei centres de vote di Bukavu, un rapido calcolo diceva che avevano già votato circa la metà degli aventi diritto. L'affluenza è stata altissima, in questa regione del Congo, la più martoriata dalla guerra. Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato e per le strade la gente mostra orgogliosa ed esultante il pollice marcato di viola.
Anche dai villaggi delle province del Nord e Sud Kivu le notizie sono incoraggianti: gli osservatori italiani che stanno monitorando il voto segnalano la grande partecipazione e la regolarità e calma che stanno caratterizzando il voto. Qualche piccola irregolarità procedurale qua e là è l'unica segnalazione ricevuta, ma se si pensa che il Paese organizza per la prima volta delle elezioni e che la gente non ha mai votato, i risultati sono strabilianti.
Alle 17, ora prevista per la chiusura, quasi tutti i seggi da cui abbiamo notizie hanno terminato e si apprestano allo spoglio. Si temeva che potessero ripetersi le lunghe code che si erano verificate lo scorso 18 dicembre, per il referendum costituzionale, quando l'altissimo afflusso e la scarsa organizzazione dell'evento avevano costretto all'ultimo minuto a prolungare di un giorno il voto. Ora invece, almeno qui nel Kivu, la meticolosa preparazione ha dato i suoi frutti e i seggi hanno chiuso all'ora prevista.
Qualunque sarà il risultato che uscirà dalle urne, l'importante era giungere al traguardo delle elezioni: una svolta storica per il Paese, una meta che la gente vive come la realizzazione di un sogno. Rimandate più volte nei mesi scorsi, nonostante i tentativi di boicottaggio di alcuni politici e le aspre critiche delle ultime settimane, alla fine il giorno del voto è arrivato e il sorprendente senso civico della popolazione ha permesso che tutto si svolgesse senza problemi.
Giusy Baioni
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29 luglio Comunicato per la stampa n. 5
Bukavu, 29 luglio 2006
Vigilia del voto, in Congo. Dopo quarantacinque anni, il Paese torna alle urne per elezioni libere e multipartitiche. Il clima che si respira è di grande attesa, qui nel Kivu, regione a est di questo Stato grande otto volte l'Italia.
Il silenzio elettorale è stato rispettato in maniera lodevole: non solo nessun comizio e nessuno slogan per le strade, ma addirittura nella notte sono stati tolti tutti i manifesti elettorali che invadevano la città. La gente, che fino a ieri indossava orgogliosa la t-shirt o il cappellino del proprio candidato, oggi ha lasciato nell'armadio tutto quello che poteva alludere al voto. Anche nei quartieri popolari e periferici, fatti di baracche, questa attenzione è stata scrupolosa, segno di una partecipazione e di una educazione civica notevoli. Nei mesi e in particolare nelle settimane scorse, sono stati infatti moltissimi gli incontri organizzati dalla société civile per informare, educare, spiegare come e perché votare. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Tutto è pronto per domani. Alla preapertura dei seggi, gli osservatori nazionali e internazionali verificano che tutto sia in regola: i centres de vote (ognuno dei quali ha circa 6000 votanti) stanno ultimando i preparativi e l'allestimento delle cabine elettorali; i materiali elettorali sono arrivati già da qualche giorno, senza intoppi. Ad esempio a Cahi, quartiere popolare della periferia di Bukavu, è stato allestito anche un bureau de vote all'interno dell'ospedale, per consentire anche ai malati di votare.
Stanotte scrutatori, segretari, presidenti dormiranno nei centres de vote, così da essere pronti per domattina alle 5 per le prime operazioni. I seggi si apriranno infatti alle 6 e resteranno aperti fino alle 17, dal sorgere del sole al tramonto. Poi, quando tutti gli elettori avranno votato, si procederà subito allo spoglio e alla conta dei voti: la lunga notte del Congo al suo passaggio storico.
Anche i 61 osservatori della società civile italiana, sparsi sul territorio del Nord e Sud Kivu, hanno compiuto oggi verifiche e ispezioni ai centres de vote assegnati loro. Dalla maggior parte delle 23 équipes giungono segnalazioni sulla regolarità dei preparativi. Da una zona soltanto, segnalato il numero non sufficiente di tamponi di inchiostro, che serviranno agli analfabeti per contrassegnare il candidato prescelto. L'attesa febbrile del voto pare aver placato anche le tensioni esistenti in questa parte di Congo al confine con il Rwanda, in una sorta di tregua. Solo da due o tre di questi luoghi sono giunte notizie di tensioni, rientrate però nell'arco della giornata.
Giusy Baioni
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28 luglio Comunicato per la stampa n. 4
Bukavu, 28 luglio 2006
Più di 25 milioni di Congolesi sono chiamati alle urne, domenica 30 luglio, per le prime elezioni libere e democratiche della Repubblica Democratica del Congo.
Oggi, alla vigilia del silenzio della campagna elettorale, la società civile della provincia del Sud Kivu si è ritrovata a Bukavu per fare il punto delle iniziative promosse per insegnare alla popolazione come votare (molta parte dei Congolesi è analfabeta), come esercitare al meglio il diritto di scelta e la libertà e la segretezza del voto.
E' dall'inizio dell'anno che la società civile si sta muovendo in questo senso affinché le elezioni risultino davvero libere e democratiche e vedano la partecipazione più ampia possibile degli aventi diritto al voto. In particolare nel Sud Kivu ha organizzato e promosso incontri, dibattiti, sessioni di approfondimento, iniziative di conoscenza con i diversi candidati locali al parlamento. Ma anche partite di calcio in cui si affrontavano squadre composte da ordinari avversari (pigmei del Nord Kivu contro pigmei del Sud Kivu in alcune località; autorità civili contro militari in altre) che, alla fine, vincitori o vinti, si abbracciavano comunque, fornendo una simbolica testimonianza di concordia.
"Come società civile organizzata noi intendiamo l'insieme di associazioni civili e ong locali che si mettono insieme e lavorano in rete - hanno spiegato gli addetti al coordinamento incontrando gli osservatori internazionali della società civile italiana - Un movimento che comprende più di 1500 organismi: ong per lo sviluppo; organizzazioni per la tutela dei diritti dell'uomo; organizzazioni di donne; organizzazioni di giovani; confessioni religiose; sindacati e corporazioni; intellettuali; associazioni che si occupano di sport, cultura e tempo libero; associazioni a interesse economico; associazioni caritative e umanitarie". Fondamentale la sua presenza durante la guerra per porre un limite, con strumenti nonviolenti, alla violenza dei banditi e dei ribelli che ha profondamente segnato questa parte del paese.
Frutto della società civile congolese è anche RENOSEC, la rete degli osservatori nazionali del Congo, che si è organizzata in vista delle elezioni formando un gruppo di osservatori elettorali nazionali, che saranno dislocati anche nella provincia.
Incontrando alcuni rappresentanti degli osservatori elettorali di "Beati i costruttori di pace" e "Chiama l'Africa" a Bukavu, il coordinamento della società civile congolese li ha ringraziati pubblicamente per la loro presenza in questo momento particolare della storia del paese e per l'accompagnamento loro offerto durante gli anni della guerra.
Cinzia Agostini
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27 luglio Comunicato per la stampa n. 3
Bukavu, 27 luglio 2006
Ultimo giorno di campagna elettorale, nella Repubblica Democratica del Congo. Nell'Est del Paese, dove sono dislocati i 61 osservatori della società civile italiana, le notizie sono di tono diverso rispetto a quelle della capitale.
C'è un clima di grande attesa a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. Le strade sono invase da gente che indossa berretti e magliette col volto dei candidati, si susseguono i comizi e le manifestazioni, tra canti e balli. Così accade anche quando per la strada si incrociano due cortei a sostegno di candidati diversi, che proseguono danzando senza incidenti. Anche i manifesti elettorali restano tutti appesi ai muri e agli alberi, uno aggiunto all'altro, nessuno strappato: tutti segni di grande coscienza civica.
In questa parte del Congo il consenso si coagula in altissima percentuale attorno al presidente uscente Joseph Kabila, che è ben consapevole di avere nel Kivu il suo bacino elettorale più convinto. "L'artisan de la paix" è il motto che si è scelto per quest'ultimo scampolo di campagna elettorale. E la gente lo vede proprio così, come il firmatario della pace e colui che ha restituito un po' di tranquillità alla zona del Paese che più è stata martoriata dagli anni della guerra. "Non voteremo per coloro che hanno violentato le nostre mogli" dicono a mo' di slogan.
Qui le attese sono tutte protese al voto di domenica, a cui probabilmente si registrerà un'affluenza altissima. Non c'è la sfiducia che si registra all'ovest, nella capitale; la gente crede e attende le elezioni come una svolta decisiva per il Paese e un'uscita dall'empasse della formula 1+4, un presidente e quattro vicepresidenti, che di fatto blocca qualunque decisione. La presenza di osservatori internazionali è molto ben accolta dalla popolazione, che li vede come un'ulteriore garanzia di legittimità per il voto.
In questo quadro, si inserisce l'attività dei sessantuno osservatori italiani, coordinati da Beati i costruttori di pace e Chiama l'Africa. Ormai tutte le équipes coppie di osservatori sono dislocate sul territorio del Nord e Sud Kivu, nelle città più importanti (Bukavu, Goma, Beni, Butembo, Uvira) e nei centri dove la tensione è più alta (da Matanda a Minemwe, da Luvungi a Walungu, da Rutshuru a Masisi).
Le attività delle équipes procedono a pieno ritmo in questi giorni: la presentazione alle autorità del luogo, tra cui i responsabili della Commissione Elettorale Indipendente, e la conoscenza del territorio, in particolare dei luoghi allestiti come seggi elettorali. Da tutti loro arrivano messaggi positivi sull'accoglienza ricevuta dalla popolazione e dalle autorità.
Il clima generalmente positivo e di grande attesa che si respira nel Kivu è in contrasto con le notizie che giungono da altre parti del Paese. In particolare, la Chiesa Cattolica in queste zone è da mesi protagonista di un intenso lavoro di formazione della popolazione, a cui viene spiegato come votare e con quale criterio scegliere i candidati. Folti gruppi di volontari hanno girato per tutta la provincia, fino nei villaggi più remoti, per fare incontri di educazione civica.
In relazione a quanto scritto da alcuni vescovi nei giorni scorsi, che hanno assunto una posizione critica verso il processo elettorale, Lisa Clark e Albino Bizzotto, responsabili di Beati i Costruttori di Pace, spiegano: "Viene dato molto credito a dichiarazioni fatte a titolo personale da due vescovi, che sono diffuse come notizia principale se non unica. Tutte queste informazioni vengono però prontamente e sistematicamente smentite, col risultato di ottenere un'informazione distorta. Andrebbero invece maggiormente pubblicizzate le dichiarazioni collettive dei vescovi: lo sforzo della Chiesa, a tutti i livelli, nella formazione e nell'educazione civica, è stato enorme e continua senza interruzione".
Giusy Baioni
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26 luglio Comunicato per la stampa n. 2
Bukavu, 26 luglio 2006
"Il lavoro è un diritto e un dovere sacro per ogni congolese. Lo Stato garantisce il diritto al lavoro, la protezione contro la disoccupazione e una remunerazione giusta che garantisca al lavoratore e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana, completata da tutti gli altri mezzi di protezione sociale, soprattutto la pensione e il minimo vitale". "La libertà sindacale è riconosciuta e garantita. Tutti i congolesi hanno il diritto di fondare sindacati o di affiliarvisi liberamente". "Il diritto di sciopero è riconosciuto e garantito".
Sono passaggi tratti dalla nuova costituzione della Repubblica Democratica del Congo, approvata lo scorso 18 dicembre con referendum popolare e in vigore da febbraio. Questi passaggi, chiaramente ispirati ai principi europei piuttosto che al modello sociale nordamericano, sono alla base del contatto nato in questi giorni tra il sindacato italiano e quelli locali.
Emilio Lonati, rappresentante sindacale della FIM-Cisl, si trova in questi giorni in Congo insieme alla delegazione di osservatori elettorali di società civile, promossa da Beati i costruttori di pace e Chiama l'Africa. La sua presenza a Bukavu, capoluogo della regione del Sud Kivu, è stata l'occasione per due incontri con i rappresentanti sindacali locali: uno scambio informale ma fecondo tra esperienze sindacali molto diverse, un'organizzazione occidentale con decenni di esperienza da un lato e dall'altro un sindacato nascente in un paese che esce da decenni di dittatura e guerre.
Il sindacalista italiano ha incontrato ieri, 27 luglio, Padyrj Kyalumba Lugano, responsabile provinciale del sindacato ufficiale UNTC, l'Union nationale de travailleurs congolais. Fino al '90 esisteva infatti quest'unico sindacato nel Paese, con iscrizione obbligatoria, voluto dal dittatore Mobutu. Il quale, avvertita aria di tempesta con il crollo del muro di Berlino, decise di mettere fine al partito e al sindacato unico, aprendo così al pluralismo sindacale. "Da lì - spiega Emilio Lonati - ha avuto avvio una polverizzazione, che ha portato alla nascita di 278 sindacati nel paese. Anche gli immobili di proprietà di questo sindacato unico sono stati rivendicati dai vari gruppi e si è arrivati a una divisione del patrimonio". Fino a quando, nel 2004, viene varata una legge per la rappresentanza sindacale che, attraverso rinnovi delle rappresentanze con elezioni periodiche, consente di identificare i sindacati maggiormente rappresentativi e ha riportato l'UNTC in posizione di preminenza, insieme a una decina d'altri. La legge prevederebbe al massimo cinque sindacati e dunque c'è ancora uno sforzo da compiere per concentrare quelli esistenti, in genere unioni sindacali che rappresentano le varie categorie.
Prosegue Lonati: "Per le elezioni che si terranno domenica prossima, 30 luglio (le prime elezioni libere e multipartitiche in Congo da quarant'anni), nessuno dei candidati alla presidenza ha inserito nel programma dei punti specifici sul lavoro. Così, i sindacati hanno presentato il loro candidato presidente e altri due candidati per il parlamento".
Dall'incontro con il responsabile dell'UNTC sono scaturite non solo informazioni generali, ma anche belle storie personali: "Kyalumba Lugano ci ha raccontato che nel '92 ha guidato la lotta in un'azienda mineraria (la Sominki, un'azienda per il 70% in mano ai belgi e per il resto al governo congolese, che estraeva oro e cassiterite) ed è stato arrestato, pur essendo nel sindacato governativo, per aver portato avanti una lotta con 54 giorni di sciopero".
"Oltre alle esperienze sindacali derivanti dal vecchio regime - spiega ancora Emilio Lonati -, ci sono i sindacati emergenti, ancora senza riconoscimento ufficiale ma che hanno già portato avanti iniziative e lotte". Nella regione del Sud Kivu in cui si trova, l'unico sindacato autonomo organizzato è quello degli insegnanti delle scuole cattoliche, nato spontaneamente dalla base. Lonati ne ha incontrato il responsabile, Pièrre. "Con il loro sindacato sono riusciti a ottenere già buoni risultati, primo fra tutti l'aumento della retribuzione da 8$ al mese a 30$. Questa rivendicazione li accomuna tra l'altro a militari e polizia, le altre due categorie di lavoratori che percepiscono (quando li percepiscono) stipendi ridottissimi. Per "ovviare", soldati e poliziotti spesso taglieggiano la gente, mentre gli insegnanti sono costretti a chiedere alle famiglie di pagare per mandare i figli a scuola, cosa che ha causato un abbandono scolastico del 40%". Un piccolo ma significativo esempio che mostra come una questione sindacale influisca in maniera decisiva sul futuro di un paese.
"È essenziale che si crei una confederalità sindacale - commenta Lonati - perché se non si mettono insieme, mai potranno avere forza contrattuale per fare rivendicazioni e lobbing sul nuovo governo che sarà in carica nei prossimi mesi".
"Mentre i sindacati che derivano dal precedente regime hanno mantenuto un minimo di struttura ed esperienza, queste nuove forme sindacali non ne hanno alcuna e per questo mi hanno chiesto la possibilità di fare degli stage. La CISL internazionale (la Confederazione Internazionale dei Sindacati dei Lavoratori), che ha sede a Ginevra, dovrà seguire con attenzione l'evolversi della situazione e favorirla, perché con la nuova Costituzione e il sindacato nascente si è creata una condizione ottimale".
"In questa fase di transizione - conclude Lonati - i sindacati sopravvivono in qualche maniera, dato che l'iscrizione obbligatoria è stata tolta nel 2000. Qui nella regione del Sud Kivu esistono 47 grosse imprese con seimila addetti, eppure il sindacato ufficiale ha un piccolo ufficio con solo una vecchia fotocopiatrice e una macchina da scrivere anni '70, in cui riceve la gente che ogni giorno arriva con contenziosi di lavoro. L'unico pagamento che ottengono è una piccola percentuale sulla somma che riescono eventualmente a recuperare con la trattativa con il datore di lavoro. Stanno cercando forme di mutualità sulla sanità, che sono le prime cose che il sindacato nascente ha realizzato in Europa nell'Ottocento: c'è dunque ancora tanto cammino da fare".
Giusy Baioni
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25 luglio Comunicato per la stampa n. 1
Bukavu, 25 luglio 2006
Sono arrivati tra ieri e l'altroieri a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, Repubblica Democratica del Congo, i sessantuno osservatori elettorali della società civile italiana, coordinati dall'associazione "Beati i costruttori di pace". Quarantotto di loro hanno viaggiato domenica mattina a bordo di un aereo messo a disposizione dal Ministero degli Esteri e decollato dall'aereoporto militare di Ciampino. A bordo del velivolo, la viceministra agli Esteri con delega per l'Africa Patrizia Sentinelli, che ha voluto accompagnare personalmente la missione fino all'aereoporto internazionale di Kigali, in Rwanda. A bordo anche una troupe di Rai Educational, che realizzerà un documentario proprio sull'attività di osservazione elettorale del gruppo.
Ad attenderli all'arrivo, l'ambasciatore italiano in Uganda e due pullman messi a disposizione dalla Monuc, la missione Onu in Congo, che hanno trasportato via terra gli osservatori dalla capitale rwandese fino a Bukavu. Gli altri tredici italiani hanno raggiunto il gruppo ieri: arrivati a Kampala, in Uganda, con volo di linea, sono stati traspostati a Bukavu con un volo messo a disposizione dalla Monuc.
Subito, il gruppo ha avuto incontri istituzionali con le autorità locali e internazionali presenti a Bukavu: nella mattinata di ieri, il governatore della provincia, Deogratias Buhambahamba, ci ha tenuto a dare il benvenuto a una piccola rappresentanza degli osservatori, manifestando il proprio apprezzamento per la missione. Poi, alle 10,30, si è tenuta la conferenza stampa con la presenza delle autorità civili e religiose: oltre al governatore, l'arcivescovo di Bukavu Francois Xavier Maroyi e il chef du bureau della Monuc a Bukavu, mr. Alfaso. Tutti hanno espresso una valutazione positiva nei riguardi dell'iniziativa, ritenuta molto importante per favorire il passaggio storico che attende il Paese con il voto di domenica prossima. "Il tempo delle intimidazioni e delle armi è finito - ha sottolineato l'arcivescovo -, ora è il tempo del confronto democratico tra avversari e non più tra nemici".
La stampa congolese, in particolare le radio (il mezzo di comunicazione più diffuso) ha dato ampio risalto all'arrivo degli osservatori italiani, che già oggi vengono identificati e salutati dalla gente per le strade di Bukavu.
Nella serata di ieri, i volontari italiani hanno partecipato a un incontro organizzato dagli osservatori elettorali provenienti dal Sudafrica. Oggi, martedì 25 luglio, hanno ricevuto l'accredito della Monuc e hanno avuto due briefing sulla sicurezza presso i loro uffici, tenuti rispettivamente da personale civile e militare.
Entro domani mattina, le coppie di osservatori lasceranno Bukavu alla volta dei luoghi a cui sono stati assegnati, le città e i villaggi del Nord e Sud Kivu.
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21 luglio Comunicato per la stampa n. 0
Roma, 21 luglio 2006
Roma, 21 luglio 2006. Provengono da dieci regioni diverse. Sono i 61 volontari che parti-ranno dall'aeroporto militare di Ciampino a Roma domenica mattina alle tre, assieme al Viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, con un aereo messo a disposizione dalla Pre-sidenza del Consiglio alla volta del Kivu (Repubblica Democratica del Congo). Obiettivo: svolgere la funzione di osservatori internazionali volontari alle prime elezioni democrati-che nella Repubblica Democratica del Congo.
La missione, dedicata alla memoria dell'ex sottosegretario agli esteri - recentemente scomparso - Rino Serri, è considerata dal Governo italiano particolarmente significativa per il ruolo che la società civile può rivestire in Africa.
L'iniziativa è stato promossa e organizzata, su richiesta della società civile congolese, da Beati i Costruttori di Pace e da Chiama l'Africa. Vuole dare un contributo per lo svolgi-mento regolare delle elezioni (primo turno delle presidenziali e legislative il 30 luglio), nella regione del Kivu all'est del Paese, dove ci sono ancora gruppi armati che non si so-no ancora integrati nell'esercito nazionale.
Le elezioni congolesi, attese con pazienza e volute con determinazione dalla popolazio-ne, sono una tappa delicata per la pacificazione dell'area dei Grandi Laghi e sono state definite l'appuntamento più importante dell'anno per il continente africano.
"Non solo il Governo appoggia questo delicato compito che si è assunta la società civile italiana, -spiega Eugenio Melandri coordinatore di Chiama L'Africa - ma addirittura il Vi-ceministro agli Esteri Patrizia Sentinelli verrà con noi nel Kivu, mettendo a disposizione un aereo di stato per il trasporto dei volontari".
La missione è stata preparata con accuratezza, sia per la formazione dei volontari che per la scelta delle località dove svolgere l'osservazione. I volontari sono stati preparati dagli stessi formatori degli osservatori dell'Unione Europea, con lo stesso Codice di Con-dotta e con gli stessi formulari. Quindi saranno in tutto parificati agli osservatori interna-zionali con l'unica differenza di doversi sobbarcare tutto l'impegno finanziario, invece di ricevere qualche compenso. Le località sono state scelte in base alle esigenze della po-polazione e alla delicatezza delle situazioni, dopo aver avuto un confronto con le istitu-zioni e organizzazioni locali, internazionali e in particolare con la Commissione Elettorale Indipendente congolese. Per questo Lisa Clark si trova già sul campo per coordinare tut-to l'intreccio e superare le non poche difficoltà sorte per la realizzazione del progetto.
Basti pensare che alcuni osservatori raggiungeranno i seggi con elicotteri della MONUC per mancanza di strade e che nel Paese non esiste di fatto neppure un'anagrafe. Nel concreto gli osservatori si suddivideranno in 25 gruppi di due persone e monitoreranno seggi sia nel Nord che nel Sud Kivu.
Una numerosa presenza internazionale serve a sottolineare l'importanza delle elezioni per la pace nel Congo e anche per noi, serve a dare credibilità al processo e al risultato del voto sia per il Congo che per la comunità internazionale e può servire da deterrente nei confronti di chi volesse compiere intimidazioni o scorrettezze di varia natura.
"Nella visita di preparazione - afferma don Bizzotto, presidente di Beati i Costruttori di Pace - tutti hanno apprezzato lo spirito con cui intendiamo offrire il nostro contributo. Abbiamo ribadito più volte la nostra volontà di essere accompagnatori cordiali e non solo semplici ispettori."
Tutti i partecipanti all'iniziativa sono stati sollecitati a suscitare sensibilizzazione e parte-cipazione politica. Sono pervenute molte adesioni importanti di istituzioni, enti locali e organizzazioni sociali e civili. Il risultato più bello di questo impegno collettivo sarà rag-giunto non soltanto con l'osservazione elettorale ma anche e soprattutto con il coinvol-gimento della società civile e delle istituzioni italiane perché anche all'Africa venga rico-nosciuta importanza e pari dignità politica.
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