Padova, 12.02.04
Beati i costruttori di pace
Don Albino Bizzotto
Gentile Parlamentare,
sono molti i messaggi che le stanno pervenendo in questi giorni perché si opponga al rifinanziamento della missione militare italiana in Iraq.

Innanzitutto vorremmo esprimere riconoscenza e apprezzamento a quanti di voi si sono già schierati con coerenza morale e con chiarezza politica.

Anche noi dell’associazione “Beati i costruttori di pace” ci uniamo a coloro che si sono già espressi in tal senso, condividendo tutte le ragioni addotte:

- rientrare nel diritto internazionale;

- riportare operativamente la centralità dell’ONU, uscendo dalla politica di immobilizzazione e sterilizzazione che nei suoi confronti sta perseguendo l’Amministrazione statunitense;

- impiegare le principali energie per un reale processo di pace in Iraq piuttosto che per la sicurezza dei soldati inviati;

- riconoscere la necessità di interrompere una situazione di sostanziale fallimento che, di fatto, sta peggiorando in una spirale di violenza incontrollata, con pericolo di guerra civile;

- favorire una ricomposizione politica dell’Europa.



A tutto ciò vorremmo aggiungere tre brevi considerazioni:

1. Anche per la politica ci sono priorità e limiti: la pace in questo momento costituisce l’urgenza più impegnativa e grave. Per noi è essenziale capire qual è il riferimento reale in base al quale vengono prese le decisioni. Per noi è inconcepibile l’astensione.

2. Quanto vale la vita delle persone fatte fuori da una guerra illegittima e immorale fondata sulle menzogne? La guerra è anche crimine! Esiste una responsabilità morale personale e politica dei crimini commessi, anche se i responsabili non finiranno davanti al Tribunale Penale Internazionale. Anche i parlamentari hanno una coscienza.

3. Siamo in troppi a essere stanchi di una politica di sfinimento. La richiamiamo alla sua funzione rappresentativa della volontà della maggioranza dei cittadini, espressa con molta forza dalle manifestazioni, dalle bandiere della pace, ecc.. La preghiamo di dare voce e vigore anche ai fermenti della società, con più fiducia nel futuro, assumendo la sua responsabilità in coscienza, anche in contrasto – se necessario – con il realismo machiavellico e il cinismo politico di alcune direzioni dei partiti.

La salutiamo con stima e le auguriamo un lavoro proficuo.

 


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